La Notte della Vergogna

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Sarebbe dovuta essere una notte speciale, quella della Bombonera, una di quelle notti che solo l’infuocata Doce sa offrire. All’ingresso in campo delle due squadre, gli occhi di tutto il Sudamerica, e non solo, erano sulla vulcanica cornice dello stadio del Boca, su un campo quasi totalmente ricoperto di coriandoli azul y oro e sui ventidue protagonisti del terzo Superclasico in 11 giorni. La gara del 14 maggio sarebbe dovuta essere il capitolo finale della saga, dove ci si gioca tutto in novanta minuti. Il Boca Juniors, primo in campionato, che deve rimontare lo 0-1 del Monumental e cercare a tutti i costi la qualificazione al turno successivo, per vendicare l’eliminazione nell’ultimo scontro continentale con gli eterni rivali del River Plate, attesi invece alla Bombonera, con il solo obiettivo di mantenere il vantaggio e portarsi a casa i quarti di finale di Copa Libertadores. Invece la serata ha preso una piega diversa.

Le squadre scendono in campo, schierate da Arruabarrena e Gallardo nelle migliori formazioni possibili, e prima di iniziare la battaglia finale, rendono omaggio al giovane calciatore morto dopo un violento colpo alla testa durante una partita di quarta divisione, con uno striscione che recita “Ortega Presente”. Lo striscione in campo è di tono tutt’altro che simile a un altro che appare nel cuore della Doce, che avvisa: “Si nos cagan otra vez, de la Boca no se Ba nadie”. “Se ci battono un’altra volta, dalla Boca non esce nessuno”. La tensione è ordinaria per un Superclasico, il clima infuocato pure, e questo si traduce subito in una gara agonistica e nervosa, estremamente frammentata dai fischi dell’arbitro Herrera, alla prima direzione in un Boca-River e al debutto internazionale. Si combatte duramente, gli ammoniti sono cinque, quattro Xeneizes e un Millionario, e le occasioni da gol sono poche. Il Boca, con la necessità impellente di andare in gol, non riesce a costruire, e il River a tratti prende campo insistentemente. Tutto questo mentre la Bombonera è infestata dall’alto da un drone, da cui si cala “el fantasma de la B”. Il primo tempo si chiude così, e così si chiude anche la partita.

Nell’intervallo del match, l’inizio della fine. Nel tunnel che porta agli spogliatoi si forma un ingorgo, i giocatori del River si lamentano, alcuni di essi in precarie condizioni fisiche, confusi e con la camiseta sporca. Vangioni esce dal tunnel e rimette, el Pity Martinez boccheggia, il capitano, Leo Ponzio piange, con lui Kranevitter e Funes Mori. Carlos Sanchez spiega ai bordocampisti, accorsi per capire la situazione, che sono stai vittima di un attentato, e le immagini lo dimostrano. Alcuni violenti tifosi del Boca hanno attirato nel tunnel i giocatori del River con una trappola, hanno aperto con un saldatore la rete che lo separa dalla tribuna, e hanno gettato sui rivali degli ordigni urticanti al peperoncino e dei lacrimogeni. I giocatori sono visibilmente atterriti, e in più sono rimasti danneggiati fisicamente. La situazione degenera ulteriormente quando il presidente del River D’Onofrio scende in campo e intima ai suoi di non schierarsi per il secondo tempo, ma un indemoniato Arruabarrena gli salta addosso, pretendendo di continuare la partita anche in queste condizioni. I giocatori del Boca sono schierati sul terreno di gioco, perchè dall’arbitro non arrivano decisioni ufficiali e questo surreale spettacolo prosegue, con conciliaboli improvvisati, confusione e il rumore incalzante dei tamburi della Bombonera, che scandisce questo impresentabile scenario, come se la partita non fosse mai finita. Intanto, i quattro giocatori colpiti dagli ordigni sono rientrati negli spogliatoi e per essere medicati: sotto le maglie, mostrano forti irritazioni, che si scopriranno essere ustioni di primo grado. Le scene sono impietose: restano seduti, visibilmente spaventati, con asciugamani bagnati sulla testa. Nel frattempo Gallardo viene intervistato sul campo: el Muneco si lamenta e definisce incredibile quanto accaduto, perchè le condizioni dei giocatori sono sotto gli occhi di tutti e si sta ancora aspettando una decisione. La situazione si smuove ulteriormente quando il medico della CONMEBOL comunica ufficialmente che quattro giocatori del River, Ponzio, Kranevitter, Funes Mori e Vangioni non sono in condizione di continuare la gara. Gallardo dovrebbe spendere tre cambi e giocare comunque in dieci. Intanto, il delegato della CONMEBOL inizia a comunicare con il suo presidente, Figuereido, ma la sensazione è che si stia cercando di temporeggiare, in modo da disporre le adeguate forze per consentire l’uscita dalla Bombonera delle squadre, perchè è evidente che una gara non possa continuare in queste condizioni. Tutto lo stadio è in attesa di una decisione definitiva, anche l’arbitro Herrera conferma che è questione di pochi minuti e si saprà di più.

Nel giro poco tempo lo speaker della Bombonera annuncia la sospensione ufficiale della gara per volere della CONMEBOL, ponendo fine nel modo più ragionevole alla serata più folle e insensata nella storia della Copa Libertadores. Cosa accadrà della gara non è ancora certo: c’è chi si aspetta l’eliminazione a tavolino del Boca Juniors, oppure il recupero del secondo tempo, probabilmente di domenica e sicuramente a porte chiuse. Qualsiasi cosa decida il consiglio della CONMEBOL riunito oggi ad Asunciòn, in Paraguay, il calcio ha perso sul campo: per l’ennesima volta in Sudamerica, lo splendido spettacolo del fùtbol, bello e incontaminato come in nessun altro luogo al mondo, è stato corrotto dalla violenza e quell’enorme calice di passione, sempre pieno fino all’orlo, si è rovesciato, dando vita alla notte più assurda che ci si poteva immaginare, la notte della vergogna.

 

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