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PSG: il Destino ti ha chiamato, ora devi fare la storia.

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E’ il disegno di un’ente superiore. Non solo la splendida, stralunata giostra di eventi che ha illuminato la notte dello Stamford Bridge, ma il Calcio. Nel momento in cui una squadra che da anni è attesa al varco dall’intero calcio Europeo, perde dopo mezz’ora l’uomo che avrebbe dovuto guidarla nell’impresa più grande, eliminare il Chelsea di José Mourinho, e zittire chi a sua volta lo attende al varco, la storia sembra inevitabilmente segnata. E invece il PSG non è disperso, non si è lasciato intimorire e ha messo tutto sul piatto, con razionale disperazione, difendendosi in inferiorità numerica e giocando di ripartenza. Non si è lasciato abbattere nè dal gol di Cahill, che a dieci minuti dal termine suonava come una sentenza, nè dalla follia di Thiago Silva, che ha regalato il vantaggio al Chelsea mandando Hazard dal dischetto dopo un fallo di mano. Ha reagito con due gol, con due stacchi imperiosi di David Luiz e dello stesso Thiago Silva,  simbolicamente la nuova ascesa verso l’alto dei due centrali della Nazionale Brasiliana, reduci dalla disfatta mondiale. Ora cambia tutto: vincere la doppia sfida con i campioni in carica dopo 120 minuti folli e magnifici proietta il PSG verso una nuova chance di diventare grandi, un’opportunità che, mentre Kuipers sventolava il cartellino rosso in faccia a Zlatan Ibrahimovic, nessuno pensava ci sarebbe stata. Provare l’assalto alla Champions League è un obbligo per gli uomini di Blanc. A bocce ferme i parigini sono dietro almeno Bayern di Guardiola (che in contemporanea ne rifila sette allo Shakhtar Donetsk), e a Barcellona e Real Madrid, ma si sa, in Coppa è tutta un’altra storia, e la stessa determinazione e organizzazione che il PSG ha dimostrato contro gli uomini di Mourinho può fare la differenza anche contro avversari tecnicamente più forti (Simeone insegna). E gli uomini per provarci ci sono: primo su tutti il capitano, Thiago Silva, protagonista di un disegno ultraterreno, che lo vede prima illudere e poi punire la folla di Stamford Bridge. Dopo l’umiliazione mondiale del suo Brasile, con la successiva perdita della fascia da capitano della Seleçao, quello che è tuttora il difensore più forte al mondo deve completare quadratura del cerchio della sua carriera di campione. Poi c’è il folle, l’uomo che non avrà mai un’etichetta condivisa da tutti su di sè: David Luiz. E’ la moneta per aria che tutti aspettano col fiato sospeso: se esce testa la usa per gestire il suo grande talento, se esce croce la diventa per la sua squadra, che patisce le sue lacune tattiche. In mezzo la Bellezza del Calcio, gentilmente offerta da Javier Pastore, e la predestinazione di Marco Verratti, giovane maestro di praticità, estremamente geniale e inaspettatamente concreto. In attacco, aspettando l’infortunato Lucas Moura, il peso dell’attacco è tutto sulle spalle di Edinson Cavani, che dovrà mettere anima e goal anche al posto di Zlatan Ibrahimovic. Il fenomeno del PSG, ingiustamente espulso da Kuipers, probabilmente salterà sia l’andata che il ritorno dei quarti di finale, rischiando di bruciare un altro anno nella corsa di Zlatan alla consacrazione definitiva nella massima competizione europea. Le stelle, più elementi tattici importanti come Matuidi e Maxwell, possono ancora far sperare i tifosi in un’ulteriore impresa, perchè dopo Londra è lecito sognare. Nella storia di una squadra arriva sempre il momento in cui il Destino ti manda un chiaro segnale, e diventa il momento di fare la storia. L’impresa contro il Chelsea di Mourinho è uno sparti-acque, sicuramente nella stagione, probabilmente nella storia del Paris Saint-Germain: è questo il momento in cui gli uomini di Al-Khelaifi devono scrollarsi di dosso le scomode etichette di perdenti di lusso, di singoli campioni senza affiatamento, di eterni aspiranti alla gloria, per entrare finalmente nell’Olimpo del calcio e di portare ai colori del Club la nobiltà calcistica che nessun miliardario può comprare. Al Parco dei Principi, hanno già iniziato a sognare.